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Sabato 10 ottobre, dalle 14:00 alle 21:00,
pianobi ospita l’Open Studio
di Lucie Antoinette (Francia, 1993),
in residenza dal 15 settembre al
14 ottobre nell’ambito del Nouveau
Grand Tour 2026, un progetto
promosso dall’Institut français Italia

 

 

 

Le radici del cielo è un progetto sperimentale e multidisciplinare sviluppato da Lucie Antoinette durante la sua residenza a pianobi. È un’ode alla notte, al sonno e al sogno, che esplora il paradosso insito nel mondo onirico, sospeso tra attività passiva e dono dell’ubiquità. Il titolo evoca la rigenerazione del corpo che affonda le proprie radici nello spazio intelligibile del subconscio.


Questa unione di poli opposti è una caratteristica della pratica dell’artista, che attraverso paesaggi onirici evoca uno spazio-tempo sacro e intimo, concepito come un’esperienza più ampia di libertà e di pace. Il titolo richiama inoltre il romanzo Le Racines du ciel di Romain Gary, la cui idea centrale è la protezione della natura, affermando così l’interesse dell’artista per la salvaguardia del mondo vegetale e del vivente.


La ricerca si è sviluppata attraverso una serie di fotografie analogiche, dipinti su carta, un testo e un video, la cui componente sonora è stata realizzata in collaborazione con l’artista e musicista Stephen Malet (AkReptile). Le fotografie associano piante mediterranee a fenomeni luminosi, mentre i dipinti, caratterizzati da paesaggi eterei, esplorano la percezione della materia attraverso il trattamento del supporto e l’uso di pigmenti,
tempera e acrilico. L’applicazione di diversi gessi tradizionali e i gesti di alterazione fanno emergere texture che evocano reperti, rovine e affreschi carichi di storia.


La ricerca condotta a Roma ha inoltre portato l’artista a studiare i legami tra le proprietà medicinali delle piante e i simboli che ne derivano, in particolare attraverso l’osservazione dell’Ara Pacis. La sternbergia, l’acanto, il cipresso e la palma da dattero qui rappresentati, lungi dall’essere semplici ornamenti, possiedono proprietà riconosciute fin dall’antichità, alle quali corrisponde una forte rappresentazione simbolica nella storia dell’arte.
 

Anche il giglio ha occupato un posto importante in questa ricerca, in particolare per la sua capacità di attraversare le epoche spostando il proprio potere evocativo senza perderne il significato. Questa riflessione si collega all’interesse dell’artista per i miti e al pensiero di Édouard Glissant, in particolare ai concetti di «rizoma» e «creolizzazione»: i racconti si intrecciano, si trasformano e devono essere riattualizzati per costruire un futuro desiderabile.


La natura rappresentata nelle sue opere diventa così una metafora della nostra stessa natura. La storia dell’evoluzione umana è indissociabile da quella della vita vegetale e dai simboli che, quando vengono investiti collettivamente, contribuiscono a ciò che Carl Gustav Jung definiva «inconscio collettivo».
 

A Roma, la forte presenza di icone, affreschi e immagini religiose ha portato l’artista a considerare il poema Les voeux du peintre come una preghiera, il video paradossale di un tramonto accompagnato dall’apertura del sipario come un rituale, e il paesaggio pittorico come una forma contemporanea di icona, liberata dall’antropocentrismo che contribuisce al disastro ecologico.


La pratica artistica stessa può essere vissuta come una forma di devozione: dedicarsi all’arte, preservando la nostra capacità di meravigliarci, può permetterci di prenderci maggiormente cura del reale. Questa idea risuona con la celebre frase di Robert Filliou: «L’arte è ciò che rende la vita più interessante dell’arte». Le radici del cielo cerca così di creare uno spazio di contemplazione e di riflessione, per preservare la notte e difendere
il giorno.


Lucie Antoinette, nata nel 1993, vive e lavora a Parigi. Dopo una laurea in Arti plastiche e Scienze dell’arte all’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne, consegue il diploma alle Beaux-Arts de Nantes con le congratulazioni della giuria. Prosegue la sua formazione alle Beaux-Arts de Paris, negli atelier di Éric Poitevin e Tim Eitel, conseguendo nel 2023 un diploma di secondo ciclo. Negli ultimi anni ha partecipato a numerosi progetti ed esposizioni
a Parigi, Nantes, Nizza, Berlino, Shanghai e Hong Kong. Realizzerà prossimamente una residenze di ricerca e produzione a Marrakech (Fondation Montresso), oltre alla sua prima mostra personale presso la galleria Mennour, che la rappresenta dal 2024. Ciascuna delle opere di Lucie Antoinette corrisponde a un istante di un racconto più ampio.
La dimensione del sogno attraversa scene notturne dalla poetica ambigua.
Sotto gli occhi dello spettatore si svolge il teatro delle palpebre chiuse. Messe in scena sospese dai confini sfumati, le impressioni si trasformano continuamente. La natura sembra reinventare i propri miti all’interno di ambienti simultaneamente acquatici, terrestri e celesti. Sulla superficie della tela convivono diverse scale di identificazione, figurazione e astrazione. «Nel Grande Teatro del Mondo, l’arte riscrive i ruoli e le battute.»


www.lucieantoinette.com
@Luuciean
www.pianobi.info
@pianobi_artecontemporanea

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